PRIMAVERA – Solo i rigori fermano una Lazio immensa. Scudetto al Torino

Fonte: Valeria Rainaldi - lamialazio.altervista.org
Pubblicato: 16 giugno 2015 alle 21:21

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E’ andata in scena nel tardo pomeriggio di oggi la finale scudetto tra Lazio e Torino. Un lavoro lungo tutto un campionato per arrivare fino a qui, dove solo una alzerà al cielo la Coppa. Per l’equipe di Inzaghi la voglia tricolore è tanta. Dopo aver eliminato Inter e Roma, ma soprattutto dopo aver vinto Supercoppa e Coppa Italia, la Lazio vuole anche lo scudetto. Squadra che vince non si cambia; il mister laziale sceglie come titolari gli stessi undici di partenza del derby. Sempre 4-3-3 con Guerrieri; Pollace, Mattia, Prce, Seck; Murgia, Pace, Verkaj; Tounkara, Fiore, Palombi. La partita inizia subito con l’handicap per le piccole aquile; all’8’ Rosso, di contro balzo, mette la palla in rete. Il Torino pressa e la Lazio sembra non essere tranquilla nella gestione del pallone. Ma al 33’, da calcio d’angolo, solo Zaccagno nega il goal del pareggio ai biancocelesti; con un grande riflesso, manda in corner il colpo di testa di Tounkara. Altro tiro dalla bandierina, altra occasione ma stesso Zaccagno che questa volta dice ‘no’ a Mattia che ci aveva provato con un tiro da distanza ravvicinata. Duplice fischio dell’arbitro e squadre negli spogliatoi. In vantaggio sempre i granata ma Inzaghi non ci sta. Al rientro subito sostituzione per la Lazio: fuori Fiore, dentro proprio lui, Rossi, mentre al  53’ Verkaj lascia spazio al più fresco Condemi. Un minuto dopo il duello Tounkara-Zaccagno è ancora acceso; il portiere granata manda nuovamente in corner il tiro dello spagnolo. A distanza di 10’ il Torino di Longo vede sfumare una duplice, se non triplice, occasione; la prima al 56’ con Guerrieri che, con freddezza, aspetta Morra e annulla l’entusiasmo da goal del giocatore, la seconda al 65’ ancora con Morra; suo il colpo di testa respinto da Guerrieri che poi, su tiro di Mantovani, si tuffa e manda in angolo. Ora però c’è bisogno per le aquile di tirare fuori gli artigli e al 75’ Prce salta più in alto di tutti e sul cross da corner di Murgia batte a rete l’estremo difensore torinese. Occasionissima di Mattia all’83’ che, dopo la sponda del marcatore laziale, spara contro Zaccagno. All’85’ arriva la terza e ultima sostituzione per la Lazio che fa entrare Lorenzo Silvagni per l’acciaccato Pace. Ed è proprio il neo entrato che nel secondo dei 3 minuti di recupero manca di un soffio il goal del 2-1. Ci aveva provato con un tiro a giro dal limite dell’area Silvagni per quello che poteva essere l’ultimo goal con la maglia biancoceleste, il goal scudetto, ma la palla finisce sul palo sinistro della porta granata. Lazio stordita e all’ultima azione quasi non prende la beffa; per fortuna che c’è Guerrieri a negare la gioia del goal ad Edera. Eccoli che arrivano, i supplementari. Gli extra time hanno visto susseguirsi occasioni da una parte e dall’altra ma l’ombra dei rigori si fa sempre più grande sul campo di Chiavari. Inzaghi spinge i suoi, ai tiri dal dischetto proprio non ci vuole arrivare. Caro mister, vuoi o non vuoi, bisogna tirarli perché..eccoli. Li vede? Sono qua. Maledetti, ingiusti rigori. Un passo fatto male o uno in ritardo e si rischia la sconfitta. Ne sono serviti 16 per scrivere, alla fine, Torino su quella Coppa. Una finale lunga, intensa. Una finale ad oltranza. La Lazio vede, d’un colpo, sfumare davanti a sé il sogno tricolore e un triplete che sarebbe stato storico. Ma, nonostante qualche lacrima, soprattutto di chi, il prossimo anno, non ci sarà più, la testa rimane alta. Le aquile, la china, non la abbassano mai. Il rammarico si mescola all’orgoglio. La medaglia d’argento quasi pesa al collo dei ragazzi di Inzaghi perché carica di sforzi, fatiche e sacrifici ma è stato un campionato lungo, duro, che molte volte ci ha visti vincitori. Ci è mancato un passo e lo saremmo stati anche questa sera. Ma grazie a chi c’è sempre stato, ai nuovi arrivati, a chi c’ha sempre creduto, a chi non ha mai mollato, a chi ha sempre dato tanto a questa squadra, a questa maglia. Grazie a chi stasera ha giocato la sua ultima partita da giocatore della Lazio, ma non da laziale. Perché sono pochi quelli che, una volta sfilata la maglia biancoceleste se la tolgono anche dal cuore. Se passi per questa squadra qualcosa dentro ti rimane; qualcosa come gratitudine, passione, amore. E’ la magia della Lazio che, ovunque passa, lascia il segno. L’ha lasciato anche a Chiavari, nonostante tutto. Alla prossima stagione, Lazio Primavera.

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